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Le dieci regole di Pennac
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Life for rent...


L'attesa del piacere è essa stessa piacere.
(Gotthold Lessing)
Ora ho trovato un perchè alle mie tante domande....

('Marzullo, è il momento adatto per essere ospitata in una tua puntata')
Esco presto stamane, prendo cane, auto e mi dirigo verso il lungolago.
Arrivo nel punto più bello dove vedere nascere il nuovo giorno. Il sole si affaccia sull’acqua aprendo lo scenario del golfo, due grandi braccia che ti accolgono.
Che bello il silenzio di primo mattino…
Entro dal giornalaio, il titolare è una ragazzo curioso. Suonava in una band di ‘urlatori’, lunghi capelli biondi, montatura degli occhiali alla Telefunken e simpatico nel suo ridersi sempre addosso
Con il quotidiano sottobraccio mi dirigo verso un bar di torrefazione del caffè sedendomi ad un tavolino all’aperto.
Guardo le Alpi stagliarsi in questo cielo che oggi ha il colore dell’estate e il cane che sembra un capriolo correre incontro alle papere.
Sembra tutto immobile e pare impossibile che tra meno di un’ora l’incanto sarà rotto dalla quotidianità.
Io non sono mai stata brava a restare ferma…
Addento una briosches, di quelle dal cuore di frutta, mi addolcisco un attimo e ripenso a ieri.
Curioso tu, che fingi distrazione sulla mia inquietudine umorale. Potrei sorriderne e appoggiarla un pò in punti di pelle, solleticati dalla sensibilità, dove è più facile trasformarla in una risata.
Sarebbe una risata buona, di quelle che hanno l'odore calmo del pane.
Buffa io, che scalpito e nel mio agitarmi butto i pensieri a terra per sbarazzarmene e dire 'non posso farci nulla'. Come una resa alla necessità di fiducia.
Ci si deve prestare ad un'elasticità mentale abnorme per fare il funambolo su una corda di parole, e la fiducia è un'estensione, un volo degli arditi.
Ho comprato bastone per l'equilibrio, scarpette leggere per la presa ed ali di impegno.
Ma forse non basta…
perché serve un valore che sostenga le parole.
Alzo di nuovo gli occhi, immobile ancora per venti minuti, a guardarmi questo cielo che mi piace da morire,
....anche con i piedi poggiati per terra

Un Rospo uscì dar fosso
e se la prese cor Camaleonte:
- Tu - ciai le tinte sempre pronte:
quanti colori che t'ho visto addosso!
L'hai ripassati tutti! Er bianco, er nero,
er giallo, er verde, er rosso...
Ma che diavolo ciai drent'ar pensiero?
Pari l'arcobbaleno! Nun c'è giorno
che nun cambi d'idea,
e dài la tintarella a la livrea
adatta a le cose che ciai intorno.
Io, invece, èccheme qua! So' sempre griggio
perchè so' nato e vivo in mezzo ar fango,
ma nun perdo er prestiggio.
Forse farò ribrezzo,
ma so' tutto d'un pezzo e ce rimango!
- Ognuno crede a le raggioni sue:
- disse er Camaleonte - come fai?
Io cambio sempre e tu nun cambi mai:
credo che se sbajamo tutt'e due
(on the road)
(parcheggio)