(ANSA) - ROMA, 8 AGO - Quest'anno le lacrime di San Lorenzo saranno abbondanti, ma in ritardo. Lo sciame di meteore tocchera' il picco il 12 agosto. 'Qualcosa si vedra' di sicuro anche il 10 - conferma Paolo Tozzi, astronomo dell'osservatorio di Arcetri (Fi) -. Il massimo si avra' il 12 tra le 13.30 e le 16, invisibile per noi, quindi meglio guardarle la notte tra l'11 e il 12'. Per osservare al meglio lo spettacolo bisogna aspettare il tramonto della luna, dopo mezzanotte, e guardare a nord nord-est.
Stella cadente
Alcuni desideri si adempiranno,
altri saranno respinti. Ma io
sarò passata splendendo
per un attimo. Anche se nessuno
mi avesse guardata
risulterebbe ugualmente giustificato -
per quel lucente attimo - il mio esistere.
Uno sguardo frastornato gira intorno alla stanza. Vestiti sparsi sul letto, slip sulle sedie ancora imballate, t shirt sul pavimento che raccontano il vissuto di una serata in un locale fuori porta con le tovaglie a quadrettoni rossi e un bicchiere di vino color rubino. Odore acre di una nuvola azzurra che mi avvolge qualche volta e desidererei un riflesso di luce per farmi assomigliare ad una figura ultraterrena….Non di certo ad un angelo io buona non lo sono affatto; piuttosto una dea terrena capricciosa ed irriverente e per giunta con le lentiggini e castana. Ma a Lui piacciono, gli sorridono.
Accucciata sul pavimento riesco a vedere il mare. E’ un buco, un minuscolo monolocale che intendevano spacciarmi per ‘grazioso intimo e raccolto’. Ma quando sentì il profumo del mare provenire dall’enorme finestra socchiusa, me ne innamorai.
Ho lasciato Milano le sue finestre piccole e il turbinio di auto e gente veloce. Ho lasciato l’altro con il suo fiocco rosa in mano.
Lo incontrai in un giorno di pioggia, io persa nei miei pensieri su tracciati da non dovere percorrere, lui che cercava di destreggiarsi tra un ombrello che il vento voleva per sé ed un enorme pacco avvolto da una carta argentata. Fissava i miei occhioni e rideva…’Ciao Piccolina!’ Questo mi fece innamorare.
Certo non rispecchiavo l’idea di dea che mi sono affibbiata, con i miei capelli al vento, i guanti a strisce colorate, il naso rosso e la borsa militare a tracolla. Tanto più piccola di lui, vestito impeccabilmente e con lo sguardo ironicamente severo.
Ero un disastro, l’eterna confusione regnava nel mio essere di donna. Non avevo idea allora quale gusto mi poteva piacere, sapevo che volevo qualcuno accanto senza pretendere la favola, uno che si appoggiava comodamente al mio strano modo di essere, al mio mondo fatto a scale, alla mia voglia di accompagnare Alice sulla Luna, in grado di apprezzare la mia disattenzione con costante decisione e la mia macchia di maionese sulle gambe.
Ma mai avrei voluto un uomo dal cuore a metà….Metà per me, metà per la sua famiglia.
Non ero sincronizzata a tutto ciò che mi aspettava!!!!
Lo amai, con tutto il mio essere, dando troppo, troppo per un cuore diviso. Subissandolo senza che ne fosse consapevole di lacrime e dolore. Guardandomi nello specchio il mattino con la speranza di un nuovo giorno, di un cambiamento, qualsiasi mi sarebbe stato bene, la speranza di un passo, di un fottuto passo, lontano da Lui. Arrivai ad odiarlo nell’amore….
Ma ogni volta, ogni volta che mi stringeva fra le braccia, che la sua bocca divorava i miei baci, che mascheravo una maturità che non possedevo con le mie autoreggenti sulla sua scrivania, il cervello si rifiutava di andare oltre….
Come se quel giorno di pioggia Lui avesse deciso di avvolgere me dentro quella prigione fatta a scatola con il fiocco rosa, non mi lasciava andare.
Con tattiche da calcolatore e perfetto Lupin mi aveva defraudato della mia vita che era divenuta solo un’estensione della sua.
Io non volevo rubare nulla, volevo solo mordergli il cuore, solo un po’, tanto per immergermi di alcune gocce del suo sangue…avrei sentito almeno un po’ di calore….
Un giorno mi svegliai, la luce innondava la stanza e colpì gli occhi che andavano sempre più spegnendosi.
Ebbi paura di alzarmi dal letto, non vi era più nessun appiglio il pavimento si era disintegrato nessuna sicurezza, nessuna certezza, l’orologio che scandiva i suoi preziosi minuti, sempre di meno, sempre meno importanti.
Io volevo camminare ancora, volevo una casa mia, volevo la mia confusione ed il riscatto della mia anima. Volevo un orologio che non desse importanza ad un minuto più in là…volevo il mio ora….
Il passaggio di un gabbiano mi distoglie da un passato che sembra divenire evanescente, sempre più…
Apro l’ultima scatola, ci sono i guanti a strisce, la mia borsa militare, e un orologio da parete.
Prendo il martello, il gesto è deciso, le lancette si fermano….ora il tempo è solo mio….ora che vedo anche il mare.
La notte ha mille porte
e nella testa c'è una città intera
che soffia e che respira
che soffre e che ti attira
sempre più dentro
sempre più al centro
sempre più in mezzo fino a che non lo distingui più il confine
tra la tua pelle e il cielo
tra quello che è a pezzi è quello che è intero
la notte ha mille occhi
credi di guardare e sei guardato
sono tempi "rock'n roll"
che si resta senza fiato
cadono i record alle olimpiadi
tutto si supera in un secondo
e in ogni mondo c'è dentro un mondo
che ha dentro un mondo che ha dentro un mondo
ci sono armi nei supermercati
e mettono i "beep" nei vaffanculo
ci dicono continuamente che nessuno è al sicuro
ma questo lo sapevo già
e non è mai stata una buona scusa
per barricarmi dentro casa
la tele accessa e la porta chiusa
safari
dentro la mia testa
ci sono più bestie che nella foresta
la terra vista dallo spazio è una palla
azzurra e silenziosa
ma se ci vivi ti rendi conto
che è tutta un'altra cosa
niente combacia ci sono crepe
e dalle crepe passa un po' di luce
che si espande nell'universo
prendi tutto quello che ti piace
ho" diamanti sotto ai miei piedi"
ho un oceano dentro alle vene
ognuno danza col suo demone
e ogni storia finisce bene
Safari
dentro la mia testa
ci sono più bestie che nella foresta
fuoco
acqua
elettricità
le scimmie saltano di ramo in ramo
assaggio la notte,
la notte che passa più svelta
su lente lenzuola di corpi
sudati si chiudono gli occhi
si spegne l'insegna dell'ultima vita di luce
rubate si finge il silenzio perfetto
l'esterno ti sembra di pace
la notte d'estate
intanto il ruomore
nel buio dell'anima mia
che corre a gambe levate
sbattendo con forza
su muri di pelle e di ossa
un paio di ali al vento
un paio di ali al vento... al vento ...
Mi piace la gente, davvero, qualcuno più di altri, in alcune occasioni mi prendo una pausa da essa ma trovo l’Essere umano in grado di sorprendermi in continuazione.
Non è un tentativo di sollazzo o una forma di stoltezza e non sono nemmeno una persona in grado di prendere calci nel sedere aggratis da gente che si crede più o meno furba, ma preferisco di gran lunga guardare l’albero conficcato nel mio occhio piuttosto della scheggia nell’occhio del mio prossimo.
Buonarrotti sosteneva che quando osservava un blocco di marmo in esso ne vedeva già l’opera d’arte; lui toglieva solo ciò che imprigionava la statua.
Considero l’uomo nella sua complessità pari a questo blocco di marmo.
Ebbene, questa piccola apostrofe non è rivolta a tutti ma ad una persona in particolare.
Perché ieri ho avuto ‘l’onore’ di ospitare sul mio blog un personaggino che poi si è scoperto essere una femminuccia.
Il perfetto paradigma dell’anonimo tanto decantato in questo spazio virtuale. E’ chiaro che ciò che sto dicendo è un chiaro eufemismo.
Mi ha divertito per la quasi totalità della giornata con pezzi di canzone di uno dei miei cantanti preferiti, cercando di indagare un po’ e poi, dopo che la sonda ha rivelato ciò che voleva sapere, se n’è uscito con una frase dal linguaggio forbito ed aulico (altro eufemismo).
Nooo non mi sono arrabbiata, mi è spiaciuto un po’, mi era quasi simpatico ma dopotutto non ho mai condiviso con suddetta persona un piatto di minestra, quindi ha lasciato il tempo che trovava, cancellato il commento ed amen.
Ma oggi ripensandoci mi divertiva un po’ questo fatto. Ho immaginato il suo ghigno mentre scriveva quella frasetta, il cuore martellargli un po’ più veloce e rimanere incatenato alla sua ‘piccolezza’.
Bè, potrei dirti che la verginità ormai l’ho persa tanto tempo fa, anzi diciamo che è un passato remoto. Se lo desideri ci approcciamo con una modalità diversa e diventando amichette ci possiamo confidare ciò che abbiamo provato…Io la ricordo con tenerezza e tu?
Per l’appellativo da te utilizzato opterei per un suono direi più o meno animalesco : mmmuuuuuhai muuuuuuura muuuugio muuuune.
Non ti dolere, non mi sono arrabbiata…Sono altre le cose che mi tormentano l’embolo come Tarzan attaccato ad una liana…
Anzi, ti offro anche una sorta di kalumè della pace, l’immagine allegata…
Il mio lungimirante padre sosteneva che se parli per più di 5 minuti con uno stupido, sei stolto anche tu, indi il tempo a tua disposizione è scaduto…
Tanti saluti anonima e pregasi chiudere la porta e levarsi dai maroni…grazie!
La velocità è sostenuta, il vento scivola fra i miei capelli, i muscoli contratti per lo sforzo.
Tutto succede in una piccola frazione di secondo, sto letteralmente planando verso l’alto, lo stomaco si contrae, la paura si impossessa di me. La caduta verso il basso è repentina e precipitosa.
Sono le braccia a sfregare per prime contro l’asfalto, un colpo all’anca, la schiena stride e la testa batte…Sento a pochi centimetri dal mio corpo di cui non ho la percezione, una frenata brusca….Non sto pensando a nulla, nessun fotogramma del mio passato mi è sfilato davanti agli occhi.
La gente si accalca intorno a me, non capisco cosa stia succedendo. Riconosco in mezzo a tutti quegli sguardi preoccupati quelli del mio ‘giovine di una volta’. Cerco di sedermi, noto il sangue fluire dalla gamba e come un baccalà, alla vista, svengo….
Stamane, avevo optato per un giro in mountain bike data la bella giornata; mi sono aggregata al gruppo di omaccioni con cui esco solitamente. Prima dell’urto non avevamo percorso molti Kilometri…
Mi sveglia il suono dell’ambulanza; mi sento un uccellino senza peso quando mi coricano sulla lettiga. Noto che sto riprendendo coscienza data la mia protesta di non volere andare all’ospedale, ma ormai è tardi, siamo già partiti.
Mi divincolo, ripeto che non ho nulla, di portarmi a casa, ma il mio grido di protesta pare non abbia nessun potere decisionale.
Odore di disinfettante, lastre, camici bianchi, sorrisi comprensivi, moduli da riempire. Dopo quattro ore vengo depositata in una stanza. Ribadisco il fatto che voglio tornare a casa ma non sentono ragioni, da quanto mi è stato perentoriamente detto dovrò passarci la notte per sospetto trauma cranico.
Mi rendo conto anche in questa occasione che io non sono adatta all’immobilità. Non sono una Creatura in grado di restare ferma. Sto già pensando a cosa farmi portare (notebook, libri, lavoro) quando arriva il mio soccorritore.
‘Te la sei vista brutta sai? Non so se tu ti sia resa conto di ciò che sia accaduto’
Ma non ci voglio pensare, resto zitta e poco dopo, cerco di distogliere l’attenzione senza risultato.
Mi chiede dove io senta dolore ma non ottiene risposta. Scuote la testa affettuosamente ‘sei proprio un soldato’; lo mando via, chiedendo di cacciare anche il resto della ‘truppa’ di ciclisti.
Guardo il cellulare a lungo, decido di non chiamare nessuno e lo spengo.
Noi, figlie di madri assenti, di legami recisi, viandanti nel mondo. Non siamo in grado di chiedere aiuto, così ci è stato insegnato. Siamo anche impaurite a volte, spesso, quando sopraggiunge il buio, ma siamo sorde e incoscienti perché la paura non può impadronirsi del nostro momento. Così, come il dolore, tentiamo di scavare delle fosse e nasconderla, sotto il fango della debolezza, ma c’è. Allunghiamo le braccia e l’allontaniamo così come le persone che vogliono prendersi cura di noi.
Come faremmo altrimenti se queste persone un giorno se ne andassero?
Allora preveniamo, voltiamo le spalle e con i tacchi alti sotterriamo il tutto in un locale con la musica alta ed un rivolo di sudore che corre lungo la schiena.
Per quelle come noi è un’impresa titanica sapere dire ‘ho bisogno di Te’…
Non ci sto già più pensando, gli impegni del giorno seguente hanno già occupato parte dei miei pensieri…
Ma nel frattempo posso imparare a restare ferma, a respirare mentre stropiccio il guanciale del letto e chiudo gli occhi.
(ringrazio per l'immagine prelevata dal sito: http://www.paperelle.net/Words%20on%20Walls/graffiti_e_scritte_sui_muri.htm)
Capricciosa, testarda, curiosa, puerile, ribelle, donna, gatta. Una cinica che seguita a sognare; l'irrazionalità uscita per buona condotta.
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Le lenzuola fresche di bucato, la neve, guardare le gare di nuoto sincronizzato senza audio, il vento che mi scompiglia i pensieri, l'odore dell'erba appena tagliata, maggio, annusare le pagine dei libri, fare e disfare, i sorrisi anche se tristi, le donne innamorate...